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Costa Rica, un paese abitato da gente felice

 

Un mantra accompagna il nostro cammino fra i parchi, le coste e i vulcani della Costa Rica: “Pura vida”. Due parole per racchiudere lo spirito del paese, un paese che sempre accoglie con il sorriso. Pura vida è la risposta a un saluto, sostituisce un grazie, soprattutto è un modo di essere che significa gioia, amore per la vita, piacere… L’altra frase ricorrente, quando si chiede qualcosa, è “con mucho gusto”, seguita da gesti di gentilezza spontanea e mai formale. Anche una risposta negativa è sostituita da un più conciliante “puede ser” perché i ticos, come amano farsi chiamare i costaricensi, non solo non vogliono fare guerre, ma cercano di evitare anche i conflitti interpersonali.

Qualcuno mi ha scritto “La Costarica mi ha lasciato un invito a prendere la vita con un sorriso in più! Lo sai che nelle foto non faccio che trovare animali sorridenti?...Dal bradipo al coccodrillo, all'iguana arborea!!! Del resto, osservavo proprio ieri, giornata piovosissima e fredda, che gli uccelli qui quando piove stanno zitti, mentre laggiù, nessuno tace se il tempo è brutto! Anche gli animali alle nostre latitudini ci assomigliano... si avviliscono per qualcosa che poi, non è così grave”.

E i dati statistici non fanno che confermare queste impressioni. Nella lista degli indicatori la Costa Rica risulta sempre ai primissimi posti per il grado di felicità della popolazione, visto che più dell’85% degli abitanti si dichiara contento di vivere e di vivere qui. I pilastri della società sono: democrazia, pace, stabilità, istruzione e famiglia, nel 1987 fu conferito il Premio Nobel per la Pace al suo presidente Oscar Arias Sanchez e oggi il paese è sede dell’Università della Pace delle Nazioni Unite. 
Come può esistere quest’isola di felicità e gentilezza ficcata in quel Centroamerica dove fanno notizia soprattutto, se non solo, guerre civili, povertà, violenza e droga? La chiave per capire, mi risponde orgogliosamente Piero, la nostra guida tica, è l’istruzione. E in effetti questo è un paese senza analfabetismo, oltre che senza esercito. L’istruzione è obbligatoria e gratuita dal 1869, l’esercito è stato abolito nel 1949 e il denaro destinato agli armamenti è stato usato per costruire scuole e ospedali, con il risultato che oggi l’aspettativa di vita è di 77 anni, la mortalità infantile è la più bassa dell’America Latina dopo Cuba e il 96% della popolazione è istruita.

C’è però anche un’altra spiegazione che affonda le radici nella storia del paese, diversa dal resto dell’America del Sud. La leggenda racconta che fu Colombo a battezzarla Costa Rica, pensando custodisse immensi tesori, ma che i Conquistadores spagnoli invece non trovarono l’oro e l’argento come in Messico, in Perù o in Bolivia e neppure braccia da usare come schiavi. Così vi emigrarono soprattutto contadini europei che volevano lavorare e non saccheggiare: in fondo fu quel che successe più a nord con i quaccheri che si stabilirono in Pennsylvania o i puritani nel New England alla ricerca di una maggiore libertà religiosa, una nuova terra da coltivare e una patria in cui vivere. Due approcci opposti che hanno portato a quelle differenze che hanno segnato la storia e ancora connotano il continente nord dal suo omonimo del sud. La stessa Costa Rica ha visto in tempi più recenti intorno alla metà del ‘900, la colonizzazione da parte di un gruppo di quaccheri statunitensi che, renitenti alla leva militare e alla ricerca di un luogo senza esercito, si stabilirono fra le verdi montagne di Monteverde dove si impegnarono a preservare le foreste pluviali creando la splendida Riserva Biologica e dando un grande impulso alla vocazione ecologica del paese.

Sul prezioso patrimonio verde della Costa Rica inutile dilungarsi, bastano alcuni dati: conta oltre 100 aree protette, il 28% del territorio è occupato da parchi nazionali, riserve biologiche, rifugi di vita silvestre e aree protette collegati da una serie di corridoi naturali, conosce una diversità stupefacente di microclimi e ospita più del 5% di biodiversità del mondo su una superficie di soli 51.000 kmq. Per ultimo, la Costa Rica, culla della devastante United Fruit Company, oggi esporta soprattutto microchips e ha trasformato il turismo verde in una fonte di reddito da milioni di dollari. Qui non ci si sente in colpa per essere turisti, come accade spesso nei nostri viaggi in paesi poveri, ma anzi, si è consapevoli di contribuire a salvaguardare questo angolo di paradiso. Pura vida! 


 

 

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