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Vettori aerei, risparmi e scioperi

British Airways informa che lo sciopero degli assistenti di volo dello scorso weekend è costato circa 21 milioni di sterline – «grazie alla forte performance operativa assicurata da staff dedicato di BA, che ha ridotto l’impatto finanziario del disservizio» – ma questo non inciderà sostanzialmente sul risultato dell’esercizio che si conclude il 31 marzo.

La tensione tuttavia sembra diffondersi progressivamente tra il personale di volo europeo, con vertenze in corso in più di un Paese: dopo lo sciopero dei controllori di volo francesi di fine febbraio, è stato appena scongiurato quello degli assistenti di volo di Air France, che rischia però di riproporsi dal 28 di marzo.

Minacciano scioperi per Pasqua i controllori di volo spagnoli, i loro colleghi irlandesi lo hanno fatto in gennaio, e dal 27 marzo potrebbe toccare alla Tap, anche qui i piloti. Ma l’agitazione serpeggia anche tra i piloti di Air Berlin, mentre l’indebitata Aer Lingus ha evitato lo sciopero grazie a un accordo con i suoi piloti. La nostra Alitalia ha dovuto affrontare lunedì scorso quattro ore di sciopero su tutto il territorio nazionale.

British, i costi dello sciopero
Tuttavia British Airways dichiara di aver operato comunque, malgrado il fermo della gran parte dei suoi 12.000 assistenti di volo, il 78% dei voli lungo raggio con un’occupazione del 68%, e la metà di quelli corto raggio sia sabato che domenica, i primi due giorni di sciopero, trasportando oltre 86.000 passeggeri nel corso del weekend: 4.000 di più rispetto al booking confermato all’inizio dello sciopero.

Ma Unite, il sindacato, fa diversamente i conti, considerando (come riporta la stampa britannica) che il noleggio degli aeromobili (una ventina, anche da Ryanair, completi di equipaggi) nei tre giorni sarebbe costato da solo al vettore 18 milioni di sterline, e che la gran parte del lungo raggio sarebbe stata cancellata, e i pochi voli partiti quasi vuoti.

«Mi chiedo come il CdA di British potrà giustificare i milioni di sterline spesi in una operazione antisciopero di questo tipo – ha commentato con i giornalisti Tony Woodley, segretario generale aggiunto di Unite – dopo aver rifiutato la nostra offerta per 55 milioni di sterline di tagli ai costi operativi, tutti sul personale di cabina». Contro l’obiettivo dichiarato da Willie Walsh, il ceo di British, che avrebbe voluto fare economie per 62.5 milioni di sterline. «Noi siamo pronti a tornare a trattare in qualsiasi momento», ha detto Woodley, echeggiando l’identica affermazione di Walsh, poco prima dello sciopero.

La battaglia verbale tra vettore e sindacati prosegue sui media mentre gli osservatori guardano con esplicito scetticismo ai possibili margini di recupero, almeno per il momento: British ha fatto sapere che la sua condizione di impresa quotata le impedisce di diffondere dati non veritieri sull’operativo, diversamente dal sindacato, «che da tre giorni fornisce informazione priva di basi effettive».

E ora Lufthansa, forse
E poi c’è la trattativa in corso da Lufthansa, dove il primo sciopero un mese fa è stato sospeso al primo giorno, dopo l’intervento della magistratura che ha posto le basi per la ripresa della trattativa.

Ma ora i piloti rappresentati dal sindacato Vereinigung Cockpit hanno annunciato un nuovo stop dal 13 al 16 aprile – dichiaratamente per evitare disservizi nel periodo di Pasqua – dopo la rottura dei colloqui sui livelli occupazionali: i piloti accetterebbero congelamento delle retribuzioni e incremento della produttività, in cambio della conferma degli impegni già presi dal vettore a salvaguardia dei posti di lavoro.

Una preoccupazione sollevata a quanto pare dal ricorrente utilizzo da parte di Lufthansa di piloti dei vettori acquisiti negli ultimi anni, tutti con livelli di remunerazione meno onerosi rispetto a quelli della capofila. Uno sciopero di larghe proporzioni costerebbe al vettore secondo gli analisti circa 25 milioni di euro al giorno.

«Ma dobbiamo assolutamente evitare aumenti dei costi, solo così potremo assicurare i livelli di occupazione, che premono anche a noi», ha detto Roland Busch, executive vp finanza e risorse umane di Lufthansa.

Fonte: L'Agenzia di Viaggi

http://www.lagenziadiviaggi.it/notizia_standard.php?IDNotizia=153134&IDCategoria=1


 

 

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